Intervista a Michele Miglionico per Italian Luxury Shopping

Michele Miglionico apre il suo primo atelier a Potenza nel 1989, avendo imparato molto dal padre, sarto presso Caraceni. Nel 2000 sfila fuori calendario a Roma nella settimana dell'Alta Moda, lo stesso anno viene accolto nel calendario ufficiale della Camera Nazionale della Moda Italiana. Nel 2002 lo stilista apre il suo primo atelier romano al 96 di Via Veneto.

Da allora inanella una serie di riconoscimenti anche internazionali di crescente importanza.

“Ossessionato dalle cose belle” e apprezzatissimo nel Nord Europa e negli Usa non poteva che essere guidato dalla “ricerca della bellezza”. Ha risposto cortesemente alle domande di Italian Luxury Shopping.

 

 

 

Raccontaci il tuo percorso fatto soprattutto di passione, di tradizione (tuo padre sarto ti avrà tramandato trucchi e metodi), studi, incontri fortunati ma anche molto impegno…

Quando è stato il grande passo, la prima occasione di visibilità che ti avrebbe portato lontano?

 

 

Penso di aver sempre desiderato di fare questo lavoro e sicuramente l’amore per questo mestiere mi è stato  trasmesso da mio padre Mario, un eccellente sarto per uomo che mi ha trasferito molte conoscenze sulla sartoria.

Sono nato a Milano successivamente nel periodo dell’adolescenza mio padre per lavoro si è trasferito a Potenza e di conseguenza tutta la famiglia lo ha seguito. Non è stata una scelta direi una imposizione.

Fin da ragazzino era vivo in me l’ossessione per le cose belle, per le donne ben vestite. Penso di aver avuto da sempre la necessità della ricerca della bellezza….Ho iniziato creando disegnando e facendo prove con le mie prime sarte a Potenza, in provincia dove l’attenzione al particolare è sempre stato importante. Inoltre devo ringraziare le mie prime clienti, ora tutte amiche, se ho capito che quello che per me era un sogno…cioè fare vestiti, stava diventando realtà.

Sicuramente la prima occasione di visibilità è stata nel 2000 con la presentazione della mia collezione fuori calendario a Roma nella settimana dell' Alta Moda nei saloni di Palazzo Barberini  con  una collezione dedicata alle donne che per la prima volta entravano nel mondo dell’Arma dei Carabinieri cioè in un mondo fino ad allora di soli uomini. La sfilata è stata un successo e ha trovato un grande riscontro dalla stampa.

 

 

Nei tuoi capi c’è la tua terra, un’eleganza ricercata, lusso ma portabilità e tanto rosso.

Dove trovi soprattutto le tue ispirazioni?

 

La scelta del rosso è del tutto personale. Ho sempre avuto una passione totale per questo colore, forse perché sono del segno del toro. E’ una sfumatura ben precisa. E’ il rosso carminio…. Una donna che indossa questo colore per me dimostra di avere grinta, forza, e carattere, ma soprattutto molta sensualità.

Trovo ispirazione da tutto ciò che mi circonda…..da un film, da un quadro, da un’atmosfera….dalla strada….vengo influenzato da tutto questo ma filtro a modo mio pensando sempre ad un misto di glamour e romanticismo…. Non mi interessa fare trend o avanguardia… solo fare dei bei vestiti che durino nel tempo.

Nelle ultime collezioni essendo lucano ho desiderato raccontare un viaggio alla scoperta della Basilicata fatto di tradizione raccontando il patrimonio artistico-culturale della mia terra con l’esaltazione degli elementi del costume lucano, dell’artigianalità, della sacralità costruendo una connessione con il contemporaneo ispirandosi alle Madonne venerate in questa terra e portate in processione, alle figure femminili e alla sua cultura popolare. Una collezione ispirata da quei riti sacri che trasformano le immagini delle donne-madonne delle antiche tradizioni lucane in donne di oggi.

 

 

 

Come scegli la squadra con cui lavorare gomito a gomito? Svelaci le tre caratteristiche per te imprescindibili di un collaboratore.

 

Come nella vela, anche per lavorare in una sartoria di alta moda il team deve essere ben assortito. Ognuno deve dare il suo contributo in base a competenze e doti personali. Un collaboratore viene scelta in base alla passione, alle competenze e alla sua discreta manualità e soprattutto saper lavorare in squadra

 

Quali consideri i tuoi mercati esteri più fervidi? In quale percentuale l’export vende il tuo marchio?

 

I miei mercati esteri sono per l’80% i paesi del Nord Europa (Belgio, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia) e gli USA.

 

 

 

Dove sta andando, secondo te, la moda italiana? Ci stiamo mettendo in evidenza come creativi dal tocco speciale e artigiani inimitabili in tutto il mondo o ci sono ancora nomi improvvisati e progetti discutibili che continuano a rovinare un po’ il volto del made in Italy di qualità?

 

La grande tradizione artigianale italiana non è affatto destinata a scomparire: anzi, nei prossimi anni aumenteranno le richieste di professionalità basate su competenze umane che le macchine non posso rimpiazzare: manualità ingegno e creatività.

Trai i paesi industrializzati l’Italia gode di un posto “privilegiato” in questo senso perché vanta la più celebrata tradizione della “bottega artigiana” e l’eccellenza della sua produzione manuale e riconosciuta a livello globale: alta sartoria, calzature, accessori di abbigliamento.

Sicuramente si sono fatte alcune cose ma c’è ancora molto da fare e sono discutibili alcuni progetti che vengono portati avanti dall’attuale governo non dando valorizzazione ai mestieri artigianali tradizionali come l’alta moda.

La crisi degli ultimi anni ha reso necessaria una seria riconsiderazione dei valori alla base delle scelte professionali dei giovani. In un mondo del lavoro caratterizzato da precarietà e insicurezza vale la pena intraprendere percorsi più coerenti con i propri sogni, i propri talenti e le proprie passioni. È in questo contesto che i mestieri artigianali tradizionali hanno riacquistato la loro forza attrattiva: oggi, non essere in grado di fare niente è un fattore estremamente squalificante. Un ricambio generazionale in questo settore è atteso da tempo, non solo per la sopravvivenza stessa del “saper fare” ma anche per il potenziale innovativo che le nuove generazioni, esperte di nuove tecnologie e mezzi di comunicazione, possono apportare.

 

Cosa consiglieresti ad un giovane stilista che si affaccia oggi al vasto, complesso mondo della moda?

 

Di continuare a provare sempre e di non arrendersi ai primi ostacoli. Chiunque abbia un sogno dovrebbe semplicemente fidarsi della propria intuizione e perseverare. Certo, il mondo della moda non è semplice, ma senza provarci nessuno può capire se quella è effettivamente la strada giusta da seguire. Bisogna fare molti sacrifici, ma  l’impegno sarà ripagato da altrettante soddisfazioni.

 

di Chiara Scovacricchi

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